Brunetta, Il Cavaliere, Brodolini

La polemica sulle attuali candidature europee di alcune showgirl (misconosciute ai più) ha colto la voce anche della First Lady (all’italiana, certo: son separati) Veronica Lario. Il Cavaliere si affretta a giustificare le sue affermazioni e lancia frecciatine alla moglie, colpevole di essersi invaghita della sinistra rivoluzionaria.

Insomma, basta che si mettano d’accordo i vari esponenti del governo. Venerdì in seconda serata l’accesissima discussione tra il ministro Brunetta e la giornalista Bignardi ha fatto il boom d’ascolti e il video è tra i più cliccati su You Tube. Nel corso dell’intervista, Brunetta non ha fatto mistero che, fosse per lui, farebbe fare l’eurodeputato a chiunque se lo meriti. Bisognerebbe verificare quali dovrebbero essere questi meriti.

La Bignardi, visibilmente innervosita dai continui assalti del ministro, ha poi rilasciato un’intervista al Corriere:

«mi dispiace di aver ferito la sensibilità del ministro, per lui Brodolini era una persona cara». Certo, «può darsi che abbia fatto im pressione vedere una signora che dice a un ministro ‘sa che lei è antipatico?’. Gliel’avesse detto, mettiamo, Enrico Men tana, nessuno si sarebbe stupito »

anche se:

Ideale la chiusura di Gad Lerner sul suo Blog:

E’ troppo sperare che il nome di Brodolini susciti in lui una minima resipiscenza quando Brunetta va all’attacco della Cgil? Non vale rispondere che la Cgil di quarant’anni fa era migliore della Cgil odierna (servirebbe la controprova impossibile: con chi sarebbe stato Brunetta, al tempo di Brodolini?). Riconosciamo pure che lo Statuto dei Lavoratori avrebbe bisogno di qualche aggiornamento, mentre fra i colleghi di Brunetta più d’uno lo vedrebbe bene smantellato. Ma è l’approccio giustizialista e sloganistico ai lavoratori e ai loro sindacati che, ne sono certo, Brodolini avrebbe criticato in Brunetta. Chiedendogli per favore di non mascherare i suoi atteggiamenti padronali (sì, li avrebbe chiamati proprio così, padronali, quel socialista all’antica) con riferimenti sentimentali agli ideali di gioventù che ha ripudiato.

And the Oscar goes to…..

Prego…. Disattivare il “flash” iPod Nano qui a fianco ed alzare il volume delle casse.

Una nostra rappresentante?

Durante un incontro tenutosi il 23 aprile alla Camera dei Deputati a Roma.

Ho come la sensazione che spiegare il mondo a chi non sa ascoltare sia tanto ammirevole quanto perfettamente inutile. Si veda al riguardo questo piccolo tentativo di Alessandro Gilioli verso Gabriella Carlucci.

(via mantellini)

Era una notte buia e tempestosa…

Dopo le elezioni, il più fosco dei sospetti si è rivelato fondato, e il più scontato dei successi che si davano per acquisiti ha traballato. Su qualsiasi tema etico, la componente più “nuova” del centrosinistra, quella degli integralisti cattolici (Binetti e soci quello sono), ha tenuto fermamente in mano il timone. Gli ultimi arrivati, la cordata fallimentare, quelli che hanno perso ovunque (e dove non hanno perso hanno scalfito quel barlume di laicità del vecchio centrosinistra) hanno deciso cosa avrebbe fatto il PD ogni volta che c’era da discutere di testamento biologico, Englaro, fecondazioni, aborti, matrimoni e divorzi. Sulla legislazione civile per il matrimonio leggero (etero o recia) a fare la figura del progressista coraggioso e scaltro è stato, per dire, Brunetta.

(via FreddyNietzsche, un po’ di tempo fa)

Ormai la critica politica passa attraverso i paradossi. Voglio dire che l’opposizione del PD, oramai e agli occhi di tutti, sembra sorpassata, antiquata e scialba. Ma dal mio punto di vista non è propriamente così… Veltroni proviene da un ambiente culturale diverso, ha un retaggio e una fama da intellettuale che gli permettono di avvicinarsi più agevolmente alla figura di “politico”. Dico questo perchè i suoi avversari fanno della demagogia “cattiva” e del populismo mediatico, la loro arma principale… Non è una novità che il CAV. si scagli sui detrattori con insulti e battutacce degne del Bagaglino. Se ne fa beffe usando un linguaggio che trascende il buon comportamento. Ma è il suo modo di fare si dice, e deriva dall’essere (per dirla alla Montanelli) “il più grande piazzista italiano e (per dirla alla Michele Serra) “il più grande spacciatore di tette italico”.

Di fronte a lui, la pacatezza e l’acume di Veltroni si trasformano in ignavia e indolenza. Questo agli occhi del popolo che abita lo Stivale. Ma è dato dallo scontro dialettico odierno, dal ruolo e dalla “reazione” politica che i diversi schieramenti adottano.
Insulti e siparietti così volgari non si sono mai visti. E se ad un reazionario “me ne frego” di Berlusconi, Veltroni rispondesse a tono con offesa di egual o più pesante misura (come auspicherebbero molti italiani insofferenti), il livello dello scontro si alzerebbe ancor di più e sarebbe un bel guaio. Per la buona politica e per il livello di civiltà che molti altri italiani auspicano possa tornare.
Veltroni, a parer mio, può anche affittare la stanza ovale alla figlia. Può autografare libri e far le prefazioni a Philip Roth e DeLillo.
Non vedo come possa intaccare la sua moralità compiere tali atti. Penso sia molto più disdicevole prendere in prestito un elicottero per andarsi a ripianare le rughe mentre l’Italia affronta una crisi finanziaria. Penso sia più pericoloso parlar d’etica dopo tutti i trascorsi.
O forse l’etica a cui si fa riferimento è quella filosofica di Pippo Franco. Allora mi rimangio tutto.

Io son convinto che a volte, la forma coincida con la sostanza. L’ambiente della poltica è quello in cui si registrano i maggiori comportamenti “italioti”, che vanno dalla piaggeria bella e buona al semplice compromesso. Impossibile cambiare dalla radice. L’erba cattiva non muore mai. Sta nel DNA della “professione” politica. Però, dico io, è possibile modificare la tendenza. E così abbiamo assistito gli ex-repubblichini farsi largo e diventare moderati; i padani dare spintoni a destra e a manca per guadagnare credibilità; i comunisti dissolversi nel vuoto; gli ex comunisti diventare la più grande coalizione democratica di sinistra; i radicali che passano di qua e di là dalla staccionata.
Ecco, dunque, che nella lordura del trasformismo ideologico o magari in un radicale esame di coscienza vedi un Rutelli combattere il demonio e rivelare a sè stesso di non esser più uno di quelli che scendevano in piazza nel 1978 per l’aborto. Capezzone parla in TV come se fosse sempre stato portavoce di palazzo Chigi. Veltroni si tura il naso (con queste persone deve pur convivere) e ingloba diversi punti di vista nel PD.
Scelta coraggiosa, forse controproduttiva.
Ma, ripeto, nell’ottica delle forze politiche attuali, i compromessi sono normalmente accettati: vediamo al Pdl… Nella sua pancia convivono ex missini ed ex democristiani, secessionisti (Lega) e nazionalisti (AN), liberisti e statalisti, protezionisti e libero-scambisti.
Diciamo allora che le varie componenti hanno stretto al loro interno patti di non belligeranza. “Nell’ottica delle riforme tutti uniti”, bravo. Applausi. Ma ne siamo sicuri?
Alla prima avvisaglia di pericolo Fini e Casini volevano far le scarpe al Berlusca cassando le sue proposte più importanti. Con l’arma dell’opportunismo e della convenienza, FI ha deciso bene di saldare l’alleanza col partito più “pesante”.
Ma poche son state le soluzioni e quel dialogo istituzionale tanto sperato si è risolto con un tasso più alto di scontro politico e retorico.
Veltroni strizza l’occhio ai cattolici perchè fanno parte della sua coalizione e li tratta, di conseguanza, come forza interessata ad una politica comune. Le componenti integralisto-cattoliche godono di una certa autonomia nella democraticità del PD. Il centrodestra non è mai salito sul banco di prova con le sue diverse componenti. Semplicemente Berlusconi fa finta che non esistano quei problemi lì.
Forma è sostanza in questo caso.

Anche a Rovigo…

manPD

Meno tasse per Totti

templateeuropeePD

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Il nuovo manifesto per le elezioni europee del PD può essere “customizzato” a piacere.

Anche così.

La Casta

Alla luce del referendum.

Sarò rimasto alle mie vecchie convinzioni però, pur rispettando la forte democraticità nella possibilità di scegliersi il candidato che “piace di più”, credo fermamente nella vocazione piuttosto che nella formazione di un leader. Riconosco in un leader alcune caratteristiche fondamentali come il carisma, la popolarità, una grande capacità empatica e potenzialità dialettiche.

Nei leader (eufemismo) odierni, tali caratteristiche sono del tutto assenti o del tutto annacquate da atteggiamenti spregevoli sedimentati da troppo tempo nelle aule di Montecitorio.

Credo, inoltre, che bisognerebbe preoccuparsi maggiormente  di altre questioni ben più pressanti e contingenti; consiglierei ai vari sottosegretari ed esponenti candidati di concentrarsi meno sui vari allestimenti per la propaganda e considerare la possibilità di risolvere altri problemi che potrebbero appassionare molto di più i cittadini che essi rappresentano nella città capitolina.