And the Oscar goes to…..

Prego…. Disattivare il “flash” iPod Nano qui a fianco ed alzare il volume delle casse.

The big deal

Sono davvero stupende e spettacolari le foto di Peter Funch sul sito di Andrew Sullican, un columnist dell’Atlantic. Funch, artista newyorchese, per alcune settimane ha fotografato strade e vicoli della Grande Mela, poi ha messo assieme grazie a Photoshop tutti i soggetti in un’unica foto.

Christian Rocca le ha intercettate.

Qui la galleria fotografica intera.

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Era una notte buia e tempestosa…

Dopo le elezioni, il più fosco dei sospetti si è rivelato fondato, e il più scontato dei successi che si davano per acquisiti ha traballato. Su qualsiasi tema etico, la componente più “nuova” del centrosinistra, quella degli integralisti cattolici (Binetti e soci quello sono), ha tenuto fermamente in mano il timone. Gli ultimi arrivati, la cordata fallimentare, quelli che hanno perso ovunque (e dove non hanno perso hanno scalfito quel barlume di laicità del vecchio centrosinistra) hanno deciso cosa avrebbe fatto il PD ogni volta che c’era da discutere di testamento biologico, Englaro, fecondazioni, aborti, matrimoni e divorzi. Sulla legislazione civile per il matrimonio leggero (etero o recia) a fare la figura del progressista coraggioso e scaltro è stato, per dire, Brunetta.

(via FreddyNietzsche, un po’ di tempo fa)

Ormai la critica politica passa attraverso i paradossi. Voglio dire che l’opposizione del PD, oramai e agli occhi di tutti, sembra sorpassata, antiquata e scialba. Ma dal mio punto di vista non è propriamente così… Veltroni proviene da un ambiente culturale diverso, ha un retaggio e una fama da intellettuale che gli permettono di avvicinarsi più agevolmente alla figura di “politico”. Dico questo perchè i suoi avversari fanno della demagogia “cattiva” e del populismo mediatico, la loro arma principale… Non è una novità che il CAV. si scagli sui detrattori con insulti e battutacce degne del Bagaglino. Se ne fa beffe usando un linguaggio che trascende il buon comportamento. Ma è il suo modo di fare si dice, e deriva dall’essere (per dirla alla Montanelli) “il più grande piazzista italiano e (per dirla alla Michele Serra) “il più grande spacciatore di tette italico”.

Di fronte a lui, la pacatezza e l’acume di Veltroni si trasformano in ignavia e indolenza. Questo agli occhi del popolo che abita lo Stivale. Ma è dato dallo scontro dialettico odierno, dal ruolo e dalla “reazione” politica che i diversi schieramenti adottano.
Insulti e siparietti così volgari non si sono mai visti. E se ad un reazionario “me ne frego” di Berlusconi, Veltroni rispondesse a tono con offesa di egual o più pesante misura (come auspicherebbero molti italiani insofferenti), il livello dello scontro si alzerebbe ancor di più e sarebbe un bel guaio. Per la buona politica e per il livello di civiltà che molti altri italiani auspicano possa tornare.
Veltroni, a parer mio, può anche affittare la stanza ovale alla figlia. Può autografare libri e far le prefazioni a Philip Roth e DeLillo.
Non vedo come possa intaccare la sua moralità compiere tali atti. Penso sia molto più disdicevole prendere in prestito un elicottero per andarsi a ripianare le rughe mentre l’Italia affronta una crisi finanziaria. Penso sia più pericoloso parlar d’etica dopo tutti i trascorsi.
O forse l’etica a cui si fa riferimento è quella filosofica di Pippo Franco. Allora mi rimangio tutto.

Io son convinto che a volte, la forma coincida con la sostanza. L’ambiente della poltica è quello in cui si registrano i maggiori comportamenti “italioti”, che vanno dalla piaggeria bella e buona al semplice compromesso. Impossibile cambiare dalla radice. L’erba cattiva non muore mai. Sta nel DNA della “professione” politica. Però, dico io, è possibile modificare la tendenza. E così abbiamo assistito gli ex-repubblichini farsi largo e diventare moderati; i padani dare spintoni a destra e a manca per guadagnare credibilità; i comunisti dissolversi nel vuoto; gli ex comunisti diventare la più grande coalizione democratica di sinistra; i radicali che passano di qua e di là dalla staccionata.
Ecco, dunque, che nella lordura del trasformismo ideologico o magari in un radicale esame di coscienza vedi un Rutelli combattere il demonio e rivelare a sè stesso di non esser più uno di quelli che scendevano in piazza nel 1978 per l’aborto. Capezzone parla in TV come se fosse sempre stato portavoce di palazzo Chigi. Veltroni si tura il naso (con queste persone deve pur convivere) e ingloba diversi punti di vista nel PD.
Scelta coraggiosa, forse controproduttiva.
Ma, ripeto, nell’ottica delle forze politiche attuali, i compromessi sono normalmente accettati: vediamo al Pdl… Nella sua pancia convivono ex missini ed ex democristiani, secessionisti (Lega) e nazionalisti (AN), liberisti e statalisti, protezionisti e libero-scambisti.
Diciamo allora che le varie componenti hanno stretto al loro interno patti di non belligeranza. “Nell’ottica delle riforme tutti uniti”, bravo. Applausi. Ma ne siamo sicuri?
Alla prima avvisaglia di pericolo Fini e Casini volevano far le scarpe al Berlusca cassando le sue proposte più importanti. Con l’arma dell’opportunismo e della convenienza, FI ha deciso bene di saldare l’alleanza col partito più “pesante”.
Ma poche son state le soluzioni e quel dialogo istituzionale tanto sperato si è risolto con un tasso più alto di scontro politico e retorico.
Veltroni strizza l’occhio ai cattolici perchè fanno parte della sua coalizione e li tratta, di conseguanza, come forza interessata ad una politica comune. Le componenti integralisto-cattoliche godono di una certa autonomia nella democraticità del PD. Il centrodestra non è mai salito sul banco di prova con le sue diverse componenti. Semplicemente Berlusconi fa finta che non esistano quei problemi lì.
Forma è sostanza in questo caso.

L’inevitabile attesa di un animale morente

Sono quattro pile di materiale. Una, alta circa un metro e mezzo, raccoglie le riviste che devo ancora leggere attentamente: i GQ arretrati, i Rolling Stone considerati solo per le nuove uscite discografiche da importare nell’iPod, i libri di attualità e politica, i libri comprati per gli esami all’università.

A questo materiale si aggiungono i raccoglitori dvd nei quali riposano i film ancora da visionare. Ultimamente ho ripreso a guardare molti film. Sia per curare la mia indolenza nello studio sia per giustificare a me stesso di combinare qualcosa a parte perdere tempo (nonostante l’esatta definizione di perdita di tempo sia quantomeno soggettiva in chi ne fa uso).

Sono uno di coloro che, per non ammettere di esser troppo pigro per andare al cinema, costruisco una filosofia dell’home video al fine di poter decretare la bellezza di una fruizione privata del film. Una visione egoistica fatta di home theatre e di contenuti extra, modulata dal volume che si abbassa man mano che le ore notturne scorrono (per non disturbare troppo chi non condivide la stessa passione per i bassi del woofer).

Dopo aver sgombrato la testa dallo stress del lavoro settimanale ho riguardato due film, tra di loro agli antipodi.

Il Falò Delle Vanità

Ambiente universitario. Giardinetto esterno semideserto di un’ aula semideserta. Minuti prima la stessa aula era gremita di studenti più o meno disattenti ad una lezione di Storia Contemporanea.
Nelle ultime file dell’ austero anfiteatro le civettuole femminee forniscono alle colleghe resoconti dettagliati dei propri impegni pomeridiani non scordandosi di interrompere per un breve messaggino al cellulare.
Sono graziose quanto basta per monopolizzare gli sguardi e gli interessi dei loro corrispettivi maschil; e proprio da loro sono biasimate quanto basta per il loro altezzoso e borioso atteggiamento. Maschietti fanno comunella con battutine a doppio e triplo senso.
Naturalmente fino a quando le femminucce non rispondono agli sguardi lanciati in preda a cocenti sbalzi ormonali.

L’atteggiamento negativo, manco a dirlo, si tramuta in un soffio. Per tornare, poi, alla sua posizione iniziale.
Lei: “Non ho ancora capito di cosa sta parlando stamattina”
Lei 1: “Di Gorbaciov”
Lei: “Cos’è un Gorbaciov?”
Ridolini.
Ecco. Abbastanza chiaro, no? Tutto ciò lascia solo lo spazio per un breve commento.
Penso che la bellezza senza cultura sia il male più grande di questa società. Molte volte accade che la bellezza è ostentata dalle stesse persone la cui povertà di spirito potrebbe essere scolpita su marmo.
La società è malata perchè le persone che la costituiscono sono malate. Omuncoli e donnucole grezze e rudi,  riparate dietro la bianca facciata ridipinta.
La migliore cura non fa riferimento a metodi o ritrovati chimici della farmacia moderna. Si dovrebbe ricorrere, più che al buon senso, al proprio senso del dovere di riempire le conversazioni con una sana dose di silenzio.

Quell’ insostenibile leggerezza dell’essere virtuale

Alle prese con un ennesimo post. Sul blog nuovo, però. Personale. Non troppo. Ormai tutti se la tirano per via di questi blog. Sul web ormai sono dilagati. Qualsiasi persona può scrivere e pubblicare sulla SUA pagina personale. Sua e di nessun altro? Mica tanto. Il creatore/autore decide di scrivere. Gli “altri” di leggere. La pagina volente o nolente è condivisa con i potenziali “tutti”.
Una bella opportunità per tutti di conoscere i fatti propri, insomma. Ma anche una possibilità di interazione virtuale. C’è lo spazio “commenti”. Interagire più o meno democraticamente con l’autore. Sollevare discussioni. Nascono forum per rispondere al commento di quel post. E nascono forum per rispondere al forum che risponde al commento di quel post….così via.


Il blog è la novità del millennio. Certamente una sana dose di esibizionismo è fondamentale. Penso a coloro che scrivono i cosiddetti blog personali. Impostati in tutto come veri e propri diari digitali. Esibizionisti, no? A chi verrebbe di far leggere il proprio diario-chiuso-a lucchetto-sotto-il-letto a qualcuno? Magari a qualcuno si. Tonnellate di film romantici e commedie rosa inducono a pensare che esista sempre una persona che ha le concessioni dall’ autrice: l’ amica del cuore. La solidale, materna e protettiva amica del cuore. A lei si, certo. Ma non a migliaia di persone che in maniera più o meno casuale possono ritrovarsi catapultati nella specifica pagina web alla tal’ ora. Allora il blog è proprio la democrazia fatta digitale. Sia data, però, l’esistenza di un certo blog personale, del certo studente liceale, della certa cittadina italiana dall’ incerto vocabolario. Farebbe mai- quel certo studente- leggere la SUA letteratura personale ad un genitore o parente stretto? Davvero difficile crederlo. Pur più espliciti, più intelligenti, più solidali, più altruisti, più uniti, gli adolescenti restano pur sempre adolescenti. Problemi con la coerenza e con il mondo dei postadolescenti. Qualsiasi persona, diciottenne, trentenne, cinquantenne, settantenne potrebbe leggere le proprie pagine digitali e sollevare opinioni. Ma non i propri genitori, questo mai.

Allora il blog mantiene certe caratteristiche selettive. Fa entrare alcuni tralasciandone altri. Democrazia selettiva. Naturalmente tutto ciò vale dal momento in cui si considera, nella sua interezza, il rapporto inscindibile (virtuale e ipotetico ancor di più, in questo caso) autore-opera. Esibizionismo galoppante?

Ma non solo i pensieri vengono condivisi con la miriade di avventori occasionali. Si condividono foto, video, canzoni; giornate al mare, passeggiate nel bosco, esperienze sessuali, esperienze scolastiche e formative, figuracce e figurine. Pensieri, opere e omissioni così, furbescamente, inglobiamo tutto.
La propria vita in vetrina, insomma. O almeno frammenti della propria vita, come il racconto day-by-day della propria esperienza erasmus universitaria, o come la seratona”unz-unz” nella popolare discoteca in quel di Milano Marittima.
Frammenti quindi. Di quella stessa vetrina.
Ad ognuno il suo ruolo. L’ autore scrive. Il lettore legge e commenta diventando commentatore. Piccoli opinionisti crescono.

Come molte volte mi capita, parto con l’intenzione di dire una cosa nel modo più semplice ma finisco con l’inveire, l’imprecare, costruire filippiche in grado di abbattere il più ardito e tenace dei lettori compulsivi.
Come questa mia personalissima apologia del blog. Personale, certo, che altro?
Ho un certo problema però. ecchissenefrega direte voi. Ho un problema con le brillanti e versatili innovazioni al vivere moderno.
Vorrei fossero solo mie (in aperto contrasto con la natura collettiva del blog), mi piacerebbe ci fossero poche persone deputate all’ utilizzo di questi fantastici strumenti. Scrivo questo solo perchè sono convinto che  l’uso ed il possesso inflazionato possano snaturare la purezza. Perchè sono convinto che l’architetto informatico che per primo brevettò il diario web avesse altre intenzioni su come dovesse essere sfruttata la sua invenzione.
Poi penso che siano solo egoismi fatui ed inutili perchè è bello così. La migliore situazione collettiva che possa esistere. La più democratica.
Le innovazioni teconologiche mi incuriosiscono; di più, mi attraggono fortemente. Soprattutto se progettate con un design accattivante. L’ iPod non fu un’ eccezione. Quando uscì quel fantastico oggetto ne intuii subito le potenzialità e avrei fatto carte false per accaparrarmene uno.
Comprai un iPod Mini rosa shocking. Molto trendy. Cool. Dopo un pò l’iPod fu sulla bocca di tutti, le magiche cuffiette bianche apparvero alle orecchie di molti che roteavano furiosamente il pollice alla ricerca della canzone desiderata.
La moda del momento. Terribile. Ciò nonostante le mie convinzioni non mi hanno impedito di servirmene e, anzi, comperarne uno nuovo appena uscito il modello con display a colori.


(Strano come la mente compia collegamenti; mentre scrivevo questa cosa nella-mia-pagina-web, mi è venuto in mente come democrazia selettiva si possa analogamente riferire alle parole false, atroci e ipocrite di quei mattacchioni- me ne guarderei bene, in altra sede, nel definirli cosi- della guerra preventiva in Iraq. Pensavo al modo di applicare il termine democrazia selettiva ai vari ed inflazionati “missili intelligenti” in grado, secondo una puerile spiegazione, di abbattersi sui colpevoli tralasciando gli innocenti).