Quando gli angeli che volano nel ciel…. E se cadono?

«Non mi sento più a casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale». Tratto dal libro.

Non è Vauro che parla di Rai Due dopo il taglio dell’intervista all’Era Glaciale, ma, bensì Mentana che parla di Mediaset e Confalonieri.

La promozione del suo nuovo libro lo porta a farsi intervistare, qui su Corriere.it parla anche del suo testimone di nozze.

Se ne accorge anche Gilioli.

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I’m Feeling Mortal

“If we started a movie on the day you were born, and stretched it over your lifespan, this is where you’d be in that movie. So if you’re a teenager, you might see Luke arguing with Uncle Owen, or Cameron making a phony phone call to Ed Rooney. If you’re a retiree, you might see the Marshmallow Man, or Toto pulling away the curtain. And if you’re in your mid-thirties, you might be relieved to know that Ferris is still eating lunch, and the Millenium Falcon hasn’t left Tatooine.”

Per la categoria giochini scemi, qui potete calcolare a quale punto di un film sarebbe oggi la vostra vita se la vostra vita fosse un film

(via wittgenstein)

Io la vedo dura per Tessio

Faccie da senso critico

Dalla classifica dei manager più pagati d’Italia, stilata qualche giorno fa dal Sole 24 Ore, si evince che il celeberrimo Luca Luciani, passato alla storia per il successo di Waterloo, sia retribuito 976mila euro all’anno. Respiro aria di sfiducia.

(via wittgenstein)

In base a questa classifica,  Jean-Claude Blanc, amministratore delegato e direttore generale della Juventus riscuote 2.210.000 milioni di euro dalla società contro i 711.000 del Presidente, Cobolli Gigli. Circa un milione e mezzo di differenza. Gli juventini saranno contenti di sapere che la persona che accusano di aver venduto Ibrahimovic all’Inter prende tutti quei soldi in meno di colui che effettivamente l’ha deciso.

Era una notte buia e tempestosa…

Dopo le elezioni, il più fosco dei sospetti si è rivelato fondato, e il più scontato dei successi che si davano per acquisiti ha traballato. Su qualsiasi tema etico, la componente più “nuova” del centrosinistra, quella degli integralisti cattolici (Binetti e soci quello sono), ha tenuto fermamente in mano il timone. Gli ultimi arrivati, la cordata fallimentare, quelli che hanno perso ovunque (e dove non hanno perso hanno scalfito quel barlume di laicità del vecchio centrosinistra) hanno deciso cosa avrebbe fatto il PD ogni volta che c’era da discutere di testamento biologico, Englaro, fecondazioni, aborti, matrimoni e divorzi. Sulla legislazione civile per il matrimonio leggero (etero o recia) a fare la figura del progressista coraggioso e scaltro è stato, per dire, Brunetta.

(via FreddyNietzsche, un po’ di tempo fa)

Ormai la critica politica passa attraverso i paradossi. Voglio dire che l’opposizione del PD, oramai e agli occhi di tutti, sembra sorpassata, antiquata e scialba. Ma dal mio punto di vista non è propriamente così… Veltroni proviene da un ambiente culturale diverso, ha un retaggio e una fama da intellettuale che gli permettono di avvicinarsi più agevolmente alla figura di “politico”. Dico questo perchè i suoi avversari fanno della demagogia “cattiva” e del populismo mediatico, la loro arma principale… Non è una novità che il CAV. si scagli sui detrattori con insulti e battutacce degne del Bagaglino. Se ne fa beffe usando un linguaggio che trascende il buon comportamento. Ma è il suo modo di fare si dice, e deriva dall’essere (per dirla alla Montanelli) “il più grande piazzista italiano e (per dirla alla Michele Serra) “il più grande spacciatore di tette italico”.

Di fronte a lui, la pacatezza e l’acume di Veltroni si trasformano in ignavia e indolenza. Questo agli occhi del popolo che abita lo Stivale. Ma è dato dallo scontro dialettico odierno, dal ruolo e dalla “reazione” politica che i diversi schieramenti adottano.
Insulti e siparietti così volgari non si sono mai visti. E se ad un reazionario “me ne frego” di Berlusconi, Veltroni rispondesse a tono con offesa di egual o più pesante misura (come auspicherebbero molti italiani insofferenti), il livello dello scontro si alzerebbe ancor di più e sarebbe un bel guaio. Per la buona politica e per il livello di civiltà che molti altri italiani auspicano possa tornare.
Veltroni, a parer mio, può anche affittare la stanza ovale alla figlia. Può autografare libri e far le prefazioni a Philip Roth e DeLillo.
Non vedo come possa intaccare la sua moralità compiere tali atti. Penso sia molto più disdicevole prendere in prestito un elicottero per andarsi a ripianare le rughe mentre l’Italia affronta una crisi finanziaria. Penso sia più pericoloso parlar d’etica dopo tutti i trascorsi.
O forse l’etica a cui si fa riferimento è quella filosofica di Pippo Franco. Allora mi rimangio tutto.

Io son convinto che a volte, la forma coincida con la sostanza. L’ambiente della poltica è quello in cui si registrano i maggiori comportamenti “italioti”, che vanno dalla piaggeria bella e buona al semplice compromesso. Impossibile cambiare dalla radice. L’erba cattiva non muore mai. Sta nel DNA della “professione” politica. Però, dico io, è possibile modificare la tendenza. E così abbiamo assistito gli ex-repubblichini farsi largo e diventare moderati; i padani dare spintoni a destra e a manca per guadagnare credibilità; i comunisti dissolversi nel vuoto; gli ex comunisti diventare la più grande coalizione democratica di sinistra; i radicali che passano di qua e di là dalla staccionata.
Ecco, dunque, che nella lordura del trasformismo ideologico o magari in un radicale esame di coscienza vedi un Rutelli combattere il demonio e rivelare a sè stesso di non esser più uno di quelli che scendevano in piazza nel 1978 per l’aborto. Capezzone parla in TV come se fosse sempre stato portavoce di palazzo Chigi. Veltroni si tura il naso (con queste persone deve pur convivere) e ingloba diversi punti di vista nel PD.
Scelta coraggiosa, forse controproduttiva.
Ma, ripeto, nell’ottica delle forze politiche attuali, i compromessi sono normalmente accettati: vediamo al Pdl… Nella sua pancia convivono ex missini ed ex democristiani, secessionisti (Lega) e nazionalisti (AN), liberisti e statalisti, protezionisti e libero-scambisti.
Diciamo allora che le varie componenti hanno stretto al loro interno patti di non belligeranza. “Nell’ottica delle riforme tutti uniti”, bravo. Applausi. Ma ne siamo sicuri?
Alla prima avvisaglia di pericolo Fini e Casini volevano far le scarpe al Berlusca cassando le sue proposte più importanti. Con l’arma dell’opportunismo e della convenienza, FI ha deciso bene di saldare l’alleanza col partito più “pesante”.
Ma poche son state le soluzioni e quel dialogo istituzionale tanto sperato si è risolto con un tasso più alto di scontro politico e retorico.
Veltroni strizza l’occhio ai cattolici perchè fanno parte della sua coalizione e li tratta, di conseguanza, come forza interessata ad una politica comune. Le componenti integralisto-cattoliche godono di una certa autonomia nella democraticità del PD. Il centrodestra non è mai salito sul banco di prova con le sue diverse componenti. Semplicemente Berlusconi fa finta che non esistano quei problemi lì.
Forma è sostanza in questo caso.

Le cose sono due a questo mondo: o sei qualcuno o non sei nessuno.

American Gangster” di Ridley Scott. Ieri sera. Due ore e mezza di piacevole divertissment. I più ferventi ed appassionati al filone criminal-gangsteristico potrebbero aizzare la folla con pronti elogi all’interpretazione misurata di Denzel Washington.

Nonostante non faccia parte di quella schiera, posso comunque ammettere che la prova d’attore nei panni di Frank Lucas può colpire e ammaliare.

La Storia – É quella (basati su fatti realmente accaduti) di una New York sporca, viscida, violenta e tossica.

Nella città più grande del mondo convivono poliziotti corrotti, sempre pronti a seppellire l’etica con tangenti e privilegi, e poliziotti retti, duri, quei detective che (nemmeno in un film di Chuck Norris) si potrebbero definire di “vecchio stampo”. Che non si preoccupano di mollare qualche sganassone in più per far confessare il criminale di turno; quelli che, dopo aver rinvenuto in un baule un milione di dollari, li consegnano al distretto sbeffeggiando gli altri colleghi “mazzettari”. A questi appartiene il detective Richie Roberts (Russel Crowe), onesto sbirro del New Jersey impegnato nella lotta contro la criminalità dei narcotici in seguito alla morte per overdose del suo collega.

Ma New York è anche divisa in varie famiglie criminali. Cosa Nostra, che ha il monopolio della grande distribuzione di stupefacenti, si allea con i piccoli gangster che controllano i singoli quartieri cittadini. In questo caso, Harlem, è il territorio controllato da un grande e saggio boss nero rispettato e amato da tutti, criminali e non. Alla sua morte ne prende il posto il tuttofare, Frank Lucas (Denzel Washington) desideroso di insediarsi nella città come il signore della criminalità organizzata.

Destituendo violentemente i piccoli boss, nati con il frazionamento del quartiere, Lucas diverrà in poco tempo il padrone della città, forte del commercio e della distribuzione di eroina purissima importata dal sud-est asiatico in America tramite le salme dei soldati caduti in Vietnam.

Lucas (la sua storia ricorda quella di un altro celebre trafficante, George Jung, raccontato in Blow di Ted Demme) acquisirà il controllo di tutta la città attraverso una distribuzione capillare affidata ai suoi più stretti parenti, cugini e fratelli, mantenendo nello stesso tempo una sua personale etica criminale composta dall’adorazione del compianto padrone, dall’importanza di un’educazione religiosa e dall’amore verso la propria famiglia naturale.

Veri punti di forza di Lucas saranno il basso profilo mantenuto in pubblico e la fermezza nel condurre gli affari.

Proprio al varco delle grandi operazioni di spaccio si incotreranno i due protagonisti, lo sbirro e il criminale.

La visione – Un film solido tratto dal libro-raccolta di Marc Jacobson, sceneggiato da Steven Zaillian (regista del remake di “Tutti gli uomini del Re” con Sean Penn) e alla cui produzione esecutiva compare Nicholas Pileggi, lo stesso sceneggiatore e scrittore di Quei Bravi Ragazzi e Casinò di Martin Scorsese.Il film rispecchia in maniera abbastanza naturale la New York dei seventies, prostrata dalla pandemia di eroina nei sobborghi più popolari, e dalla pesante corruzione di ambienti istituzionali importanti: a fare testa di ponte sarà proprio la polizia. Sensibilmente diverso dal rumoroso e violento fratello Tony, la regia di Ridley Scott in American Gangster si discosta dalle sue ultime prove e congegna una belle storia che diverte nelle quasi due ore e mezza di proiezione.

Le due recitazioni dei protagonisti sono altalenanti: se la parte del leone tocca a un Denzel Washington in gran forma non convince fino alla fine l’interpretazione di un Russel Crowe fin troppo misurato.

La distonia proviene dal suo personaggio che disabitua dai ruoli ben più sanguigni e muscolosi che Crowe era solito interpretare (L.A. Confidential su tutti). Nonostante tutto i due ruoli sembrano adattarsi abbastanza alle esigenze dei personaggi e giocano entrambi alla buona riuscita del film.

La pellicola è leggermente sgranata per riportare ad un certo tipo di atmosfere plumbee e oscure ambientate nella miseria dei quartieri più popolosi e malfamati di Nw York; la fotografia, che aiuta in questo, predilige i colori freddi, tendenti al grigio e al blu, con qualche inserto più caldo, tendente al beige.

Il cambio di stagione è ben rappresentato (molto caratterizzato l’inverno newyorchese) così come il passaggio di tempo aiutato dalle frequenti transizioni a programmi televisivi (dall’inizio della guerra del Vietnam alla pesante inflazione dell’eroina).

Com’è – Un bel film divertente e coerente con la storia americana di quel periodo. Echi di Blow, Hoodlom, King of New York, Clockers e Serpico.

Sorprende un po’ l’interpretazione di Crowe dal momento in cui si presenta massacrando di botte un informatore reticente e poi non manifesta altri segni di ruvidità (al quale ci aveva abituati).

Crowe si mette nei panni di un integerrimo poliziotto dalla coscienza pulita che manifesta una certa dose di schizofrenia quando appende il distintivo per entrare nelle propria vita privata: la sua concezione di onestà è alquanto discutibile nei rapporti col figlio e la moglie frequentemente cornificata.

Washington mi è piaciuto molto. Soprattutto se messo a confronto con un’altra sua bella prova in Training Day, nel quale interpretava proprio un poliziotto corrotto, violento, subdolo e brutale.

Ne consiglio la visione.