A che gamba mi devo attaccare per avere un Martini?

"I Simpson – Il Film". Mi è capitato in mano il dvd dopo averne visionato una copia pirata in seguito alla sua uscita nelle sale cinematografiche.
I simpson hanno un po’ rotto. Sono alla diciannovesima serie spalmata in un quarto di secolo di serie tv. Hanno prodotto una quantità incredibile di modi di dire, una cifra spropositata di esclamazioni. Oltre ad aver contribuito ad arricchire l’industria culturale a livello mondiale sono stati i protagonisti di un indotto incredibile: gadget, poster, giocattoli, cancelleria, abbigliamento e naturalmente home-video e pubblicità.

Dunque.

Il suo disegnatore, Matt Groening è un eroe popolare americano al pari di Davy Crockett e Oprah Winfrey ("we neeeeed Homer Simpson!!!" Ve l’immaginate?).
Groening, assieme al regista storico della serie, David Silverman, ha pensato bene di cavalcare l’enorme successo di pubblico proponendo un mega-episodio destinato alle sale cinema. Oltre alla durata (circa novanta minuti) l’unica differenza sostanziale dalla serie televisiva è costituita dai disegni più curati e stilisticamente migliori. Non ci sarebbe da aggiungere altro proprio perchè non ho notato nulla che già non sia compreso in ogni episodio del serial. Quello che quindi mi chiedo è perchè sia stato così spinto e gonfiato l’evento dell’uscita di questo cartone. Misteri e pregi delle strategie marketing?
Ogni giornale lo pubblicava come una visione irrinunciabile, quasi un nuovo episodio di Star Wars. Aldilà degli accoliti dico.

Perchè non farlo uscire esclusivamente in dvd a questo punto?
Sulla qualità artistica si veda la tv: ricalca esattamente le stesse gag, lo stesso umorismo, lo stesso non-sense e il pizzico di moralismo statunitense che fa tanto "redenzione".
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui ogni tanto li trovo indigesti: i Simpson rappresenterebbero la vita media di una famiglia media e a essa fa da contorno, naturalmente, una popolazione di individui medi, chi dalle basse aspirazioni chi dalle ambizioni più elevate.
Le battute, non c’è che dire, sono fulminanti e ogni episodio scorre via velocissimo ad una conlcusione sperata e mai disattesa. Il problema è che nella sua standardizzazione, il serial come il film, diventa talvolta noioso. La storia si conclude con l’happy ending che coincide, per la maggior parte, alla soluzione di un problema provocato da Homer, l’inetto rappresentante della famiglia (è il caso vero e proprio del film).
Dico noioso perchè le uniche cadute di tono e di stile si notano in coincidenza di parentesi emozionali e sentimentali che fanno da cerniera alla storia. Come se dovesse obbligatoriamente esserci la redenzione. Una qualche catarsi del comportamento, fino ad allora gretto e meschino, dei protagonisti.
Si passa, allora, da una risata fragorosa al retrogusto amaro della commedia. Che su un cartone animato moralista tanto pesa. Troppe pretese dopo diciannove edizioni…

La riflessione mi fa confrontare l’altro pezzo grosso, e a mio avviso migliore, delle serie animate americane: i Griffin. Come di riflesso anche questa serie animata rappresenta l’america della famiglia media. Ma è diversa dai Simpson. I Griffin sono caustici, cinici, volgari, idioti ma anche brillanti e infarciti di un umorismo che sorpassa di gran lunga la comicità per addentrarsi nella satira. Una famiglia che sembra quella dei Simpson dopo una cura di eccitanti e film porno.

In America la serie non ha avuto vita facile fin da subito ma poi ha riscosso un largo successo e le scelte di programmazione l’hanno premiata.
Lo sbaglio colossale compiuto dalle reti italiane, invece, è stato pubblicizzarlo e decretarne il successo accanto ai Simpson, dimenticando che i Griffin sono costruiti ovviamente come cartone animato ma destinato agli adulti più avveduti e accorti.
La programmazione ha rotto quel già esiguo senso di credibilità che u pubblico maturo poteva offrire ad un cartone animato: i Griffin vennero trasmessi nella "s-fascia oraria" più deprecabile e cioè nel primo pomeriggio. Tale mossa lasciò intendere che il pubblico poteva essere sotituito solamente da bambini, giovani e adolescenti. Dimenticando completamente la natura del format.

Per vedere e capire i Simpson non è necessario possedere una cultura popolare così vasta mentre per visionare (e capire) i Griffin la scelta si rende obbligatoria (al fine di comprendere le digressioni episodiche e i flashback temporali). Facile aggiungere, inoltre, che è difficilmente presente un happy handing degno del nome nella serie di Seth MacFarlane. Questo proprio ad indicare che non è sempre facilmente riconducibile una soluzione pacificatrice; visione più sincera e fedele alla realtà.
Se dovessi scegliere ora ricadrei inevitabilmente sui Griffin. Satira e comicità più matura, intelligente ache se demenziale, colta ma volgare. Penso sia questa l’esatta incarnazione dello spirito americano.
La contraddizione.

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