Quell’ insostenibile leggerezza dell’essere virtuale

Alle prese con un ennesimo post. Sul blog nuovo, però. Personale. Non troppo. Ormai tutti se la tirano per via di questi blog. Sul web ormai sono dilagati. Qualsiasi persona può scrivere e pubblicare sulla SUA pagina personale. Sua e di nessun altro? Mica tanto. Il creatore/autore decide di scrivere. Gli “altri” di leggere. La pagina volente o nolente è condivisa con i potenziali “tutti”.
Una bella opportunità per tutti di conoscere i fatti propri, insomma. Ma anche una possibilità di interazione virtuale. C’è lo spazio “commenti”. Interagire più o meno democraticamente con l’autore. Sollevare discussioni. Nascono forum per rispondere al commento di quel post. E nascono forum per rispondere al forum che risponde al commento di quel post….così via.


Il blog è la novità del millennio. Certamente una sana dose di esibizionismo è fondamentale. Penso a coloro che scrivono i cosiddetti blog personali. Impostati in tutto come veri e propri diari digitali. Esibizionisti, no? A chi verrebbe di far leggere il proprio diario-chiuso-a lucchetto-sotto-il-letto a qualcuno? Magari a qualcuno si. Tonnellate di film romantici e commedie rosa inducono a pensare che esista sempre una persona che ha le concessioni dall’ autrice: l’ amica del cuore. La solidale, materna e protettiva amica del cuore. A lei si, certo. Ma non a migliaia di persone che in maniera più o meno casuale possono ritrovarsi catapultati nella specifica pagina web alla tal’ ora. Allora il blog è proprio la democrazia fatta digitale. Sia data, però, l’esistenza di un certo blog personale, del certo studente liceale, della certa cittadina italiana dall’ incerto vocabolario. Farebbe mai- quel certo studente- leggere la SUA letteratura personale ad un genitore o parente stretto? Davvero difficile crederlo. Pur più espliciti, più intelligenti, più solidali, più altruisti, più uniti, gli adolescenti restano pur sempre adolescenti. Problemi con la coerenza e con il mondo dei postadolescenti. Qualsiasi persona, diciottenne, trentenne, cinquantenne, settantenne potrebbe leggere le proprie pagine digitali e sollevare opinioni. Ma non i propri genitori, questo mai.

Allora il blog mantiene certe caratteristiche selettive. Fa entrare alcuni tralasciandone altri. Democrazia selettiva. Naturalmente tutto ciò vale dal momento in cui si considera, nella sua interezza, il rapporto inscindibile (virtuale e ipotetico ancor di più, in questo caso) autore-opera. Esibizionismo galoppante?

Ma non solo i pensieri vengono condivisi con la miriade di avventori occasionali. Si condividono foto, video, canzoni; giornate al mare, passeggiate nel bosco, esperienze sessuali, esperienze scolastiche e formative, figuracce e figurine. Pensieri, opere e omissioni così, furbescamente, inglobiamo tutto.
La propria vita in vetrina, insomma. O almeno frammenti della propria vita, come il racconto day-by-day della propria esperienza erasmus universitaria, o come la seratona”unz-unz” nella popolare discoteca in quel di Milano Marittima.
Frammenti quindi. Di quella stessa vetrina.
Ad ognuno il suo ruolo. L’ autore scrive. Il lettore legge e commenta diventando commentatore. Piccoli opinionisti crescono.

Come molte volte mi capita, parto con l’intenzione di dire una cosa nel modo più semplice ma finisco con l’inveire, l’imprecare, costruire filippiche in grado di abbattere il più ardito e tenace dei lettori compulsivi.
Come questa mia personalissima apologia del blog. Personale, certo, che altro?
Ho un certo problema però. ecchissenefrega direte voi. Ho un problema con le brillanti e versatili innovazioni al vivere moderno.
Vorrei fossero solo mie (in aperto contrasto con la natura collettiva del blog), mi piacerebbe ci fossero poche persone deputate all’ utilizzo di questi fantastici strumenti. Scrivo questo solo perchè sono convinto che  l’uso ed il possesso inflazionato possano snaturare la purezza. Perchè sono convinto che l’architetto informatico che per primo brevettò il diario web avesse altre intenzioni su come dovesse essere sfruttata la sua invenzione.
Poi penso che siano solo egoismi fatui ed inutili perchè è bello così. La migliore situazione collettiva che possa esistere. La più democratica.
Le innovazioni teconologiche mi incuriosiscono; di più, mi attraggono fortemente. Soprattutto se progettate con un design accattivante. L’ iPod non fu un’ eccezione. Quando uscì quel fantastico oggetto ne intuii subito le potenzialità e avrei fatto carte false per accaparrarmene uno.
Comprai un iPod Mini rosa shocking. Molto trendy. Cool. Dopo un pò l’iPod fu sulla bocca di tutti, le magiche cuffiette bianche apparvero alle orecchie di molti che roteavano furiosamente il pollice alla ricerca della canzone desiderata.
La moda del momento. Terribile. Ciò nonostante le mie convinzioni non mi hanno impedito di servirmene e, anzi, comperarne uno nuovo appena uscito il modello con display a colori.


(Strano come la mente compia collegamenti; mentre scrivevo questa cosa nella-mia-pagina-web, mi è venuto in mente come democrazia selettiva si possa analogamente riferire alle parole false, atroci e ipocrite di quei mattacchioni- me ne guarderei bene, in altra sede, nel definirli cosi- della guerra preventiva in Iraq. Pensavo al modo di applicare il termine democrazia selettiva ai vari ed inflazionati “missili intelligenti” in grado, secondo una puerile spiegazione, di abbattersi sui colpevoli tralasciando gli innocenti).

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